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	<title>Luca Spennacchio &#187; animali</title>
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	<description>Fotografo, blogger e , studioso di zooantropologia applicata alla pet pherapy, alla didattica , alla pet ownership e alla pet partnership.</description>
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		<title>SO di CANE: libro di Luca Spennacchio</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2020 13:30:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto">Nel 2019 ho organizzato una conferenza di due giornate, l’intento era quello di spostare l’asse della questione <em>randagismo</em> da un problema puramente sanitario e gestionale ad aspetti più sociali. Il fenomeno del randagismo è un fenomeno prettamente culturale (naturalmente anche economico, ma ancora una volta mi viene da dire che anche qui ci sono molte sfaccettature).<br />La conferenza prese il nome di “<strong><a href="https://www.milanonatura.it" target="_blank">SO di CANE</a></strong>”, un titolo suggeritomi involontariamente da un amico – che è poi stato anche uno dei relatori – <em>Davide Majocchi</em> (responsabile del canile di Gallarate, nonché regista del docufilm “<strong>NO PET</strong>”).<br />La vita mi ha portato tempo fa ad incontrare Davide, è nato tra noi un legame molto profondo di stima e amicizia, cosa della quale non smetterò mai di essere grato. Quel giorno ci trovavamo io, Davide, Elena Garoni e Michele Minunno (quello che ho detto in merito a Davide vale anche per loro due) intorno ad un tavolino in un parco, a bere una birra, e Davide disse: “Voglio fare ua maglietta con la scritta: SO DI CANE!”, siamo scoppiati tutti quanti a ridere. Geniale. Quanto c’è in quella semplice affermazione; quanto può rappresentare persone come noi che da una vita intera stiamo immersi nel mondo del cane tra canili, campi, scuole cinofile e, soprattutto, nelle nostre rispettive famiglie, dove il cane (o più cani contemporaneamente) sono sempre stati una presenza alquanto invadente e determinante nelle scelte di vita. Sì – inevitabilmente – io SO DI CANE: c’è sempre un peletto, una macchietta, un’impronta su di me, in un modo o nell’altro se si viene in contatto con uno di noi, si viene in contatto con il mondo del cane. E prima o dopo, come mi ha mostrato a chiare lettere la vita, chi sa di cane si incontra. C’è una sorta di calamita, e basta un minimo di attenzione intorno a sé, un pizzico di apertura mentale, e il gioco si fa da sé.</p>
<p dir="auto">Così dissi a Davide che trovavo geniale quella sua intuizione e che le magliette le doveva fare assolutamente. Ma gli chiesi anche il permesso di utilizzare quelle parole perché avevo in mente di organizzare una conferenza. Lui ne fu entusiasta.</p>
<p dir="auto">Insieme a Elena e Davide stilammo la lista di persone che reputavamo importanti per questo progetto e venne fuori la lista dei relatori. Michele Minunno non poté essere dei nostri a causa di innumerevoli impegni che già aveva calendarizzato tra conferenze e seminari in Italia e all’estero, ma era con noi, ci sosteneva, e per me questo fu importante. Ci siamo ripromessi che l’edizione successiva non sarebbe dovuto mancare (probabilmente aprile 2021).</p>
<p dir="auto"><strong>I RELATORI<br /></strong>Stabilii che il mio ruolo sarebbe stato quello dell’apripista, avrei con il mio intervento aperto le danze, scaldato i motori, per così dire. Avrei tracciato un solco intorno al quale gli altri relatori avrebbe portato le loro conoscenze e le loro storie. Il titolo del mio intervento: <strong>Cani, migranti involontari</strong>. Il tema trattato è quello delle “staffette”, fenomeno largamente diffuso, la cui origine si può far risalire all’avvento nel mondo animalista dei <em>Social Network</em>, soprattutto di <em>Facebook</em> e <em>Intagram</em>. Fenomeno che un paio di anni fa ha catturato la mia attenzione, mi ero reso conto che ne sentivo di tutti i colori e faticavo a farmi un’opinione chiara e definita (per questo invito anche a seguire i video-documentari sul mio canale <a href="https://www.youtube.com/channel/UCKnr7QWsUDOYNu6utckf3XQ" target="_blank">CANILE 3.0</a> dove se ne parla in varie interviste).<br /><em><br /><a href="https://www.dottori.it/gabriele-ferlisi-440087" target="_blank" title="">Gabriele Ferlisi</a></em>: ho incontrato il dottor Ferlisi anni fa, quando mi trovavo in Puglia per scattare delle fotografia ai cani sul territorio, per cogliere alcuni aspetti delle loro interazioni, immagini che poi sono state pubblicate dalla casa editrice TEA nei libri di <a href="https://amzn.to/36Fafln" target="_blank">Simone Dalla Valle</a> (amico e collega da anni). Avevo chiesto la collaborazione a Michele Minunno, esperto di studio e osservazione del comportamento del cane, per essere accompagnato dove poter incontrare i gruppi di cani. Tra una spedizione e l’altra seguii un paio di sue consulenze e fu proprio in una di queste che conobbi Ferlisi. Diventammo amici e partecipammo insieme ad un importante evento presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari. Mi sono detto: “Il suo contributo e le sue ricerche sono fondamentali per il nostro progetto”, e così l’ho chiamato subito per invitarlo. Il titolo del suo intervento è: <strong>La relazione d’aiuto: agire con consapevolezza. Motivazioni altruistiche ed egoistiche nella relazione con l’altro</strong>.</p>
<p dir="auto"><a href="https://amzn.to/2TSm7eC" target="_blank">Raffaele Mantegazza</a>: parlando saltò fuori il nome del professor Mantegazza. Elena Garoni mi disse che lo aveva conosciuto, entrambi erano stati invitati a tenere una breve conferenza in quel di Genova. “È una persona eccezionale!” Mi disse, e tanto bastava per convincermi a contattarlo – grazie Elena, ti sono infinitamente grato anche per questo incontro! Andai a rovistare nella mia memoria perché quel nome non mi era affatto nuovo, ci misi poco a ricordare il perché lo avevo già sentito, e la risposta era – come molto spesso accade – nella mia libreria. Avevo ben due titoli che portavano il suo nome in copertina, letti – e apprezzati moltissimo – anni addietro. Ah, gli andirivieni della vita! (<a href="https://amzn.to/2TSm7eC" target="_blank">Qui</a> il suo ultimo libro). Lo contattai e fu molto lieto di partecipare all’iniziativa, ci conoscemmo così di persona e ci fu subito un ottimo feeling tra di noi. Chiacchierammo un po’ in merito al rapporto tra educazione dei giovani e gli animali. Era nata un’amicizia che spero tanto la vita mi consenta di coltivare. Il titolo del suo splendido intervento: <strong>Dare voce ai senza voce: perché occuparsi della natura ferita?</strong></p>
<p dir="auto"><a href="https://amzn.to/36Fg7Ls" target="_blank">Sara Turetta</a>: Quando penso al coraggio, alla passione e alla perseveranza mi viene in mente il suo nome. Non ci eravamo mai incontrati prima della conferenza ma conoscevo il suo lavoro, conoscevo naturalmente <em><a href="https://amzn.to/3erXKvW" target="_blank">Save the Dogs and Other Animals</a></em>, un’impresa titanica per una sola persona, un progetto concreto che è lì a testimoniare che “È davvero possibile!”. Non potevo non invitare Sara alla prima edizione di SO DI CANE, sarebbe mancato qualcosa di fondamentale. Il suo è uno di quegli interventi che ti lasciano a bocca aperta, che ti mettono a dura prova, raccontato con tanta genuinità e senza fronzoli inutili. Concreto. Duro. Perché la vita sa essere dura, ma certe persone sanno essere anche più dure della vita. Il suo racconto intimo ha molto da insegnare e da far riflettere sul ruolo di ognuno nel mondo. Sono certo che le sue parole, la sua voce, mi resteranno impresse nella mente per molto, molto tempo e spero sappiano ispirare il lettore così come ispirano me. Il titolo del suo intervento: <strong>Save the Dogs: 16 anni di un progetto integrato di contrasto al randagismo nel Sud-Est della Romania</strong>.</p>
<p dir="auto"><a href="https://amzn.to/36Fg7Ls" target="_blank">Dott.ssa Elena Garoni</a>: non posso scrivere qui cosa mi lega a lei, potrei scriverci un libro. Ci siamo conosciuti quasi vent’anni fa. Veniamo tutti e due dal canile, e ancora oggi ci siamo dentro fino al collo, in modo diverso, ma sappiamo ancora di cane. Elena è parte di una sorta di famiglia e il suo lavoro e la sua professionalità sono un pilastro centrale nell’anima di questo progetto. È un medico veterinario comportamentalista, capace, di grandissima esperienza e grande sensibilità. Nel suo lavoro quotidiano nell’aiutare i cani in difficoltà si è resa conto di un grande cambiamento, ad un certo punto i conti non tornavano più come prima. Si è messa in discussione, si è messa a studiare ancora una volta e ha seguito il suo intuito. Il suo intervento lancia una sfida al mondo accademico, al mondo scientifico: “C’è qualcosa di nuovo qui che dobbiamo capire meglio, e forse dovremmo rivedere alcune delle nostre convinzioni&#8230;” Il suo intervento si intitola: <strong>Verso nord: da cane libero a paziente psichiatrico</strong>.<br />(<a href="https://amzn.to/3erXKvW" target="_blank">Qui il suo libro</a>)</p>
<p dir="auto"><a href="http://www.missionrabies.com" target="_blank">Davide Majocchi</a>: ho già detto di lui. Ma non mi basta. Il caso della vita ci ha fatto incontrare anni fa. Mi ha contattato, voleva che scrivessi un pezzo per una rivista antispecista. Accettai di buon grado, poi, per anni, non ci incontrammo più. Ci ritrovammo in canile, ed era come se ci conoscessimo da un tempo infinito. Credo che Davide sia una tra le persone più sensibili che io conosca, dalla vita carambolesca, molto lontana dalla mia, ma verso la quale provo un grande fascino. Davide è uno che sa ascoltare, e lo fa con molta concentrazione, dando importanza ad ogni parola che uno gli dice, con rispetto e genuino interesse. Ma sa anche raccontare. Mai superficiale, sempre “dentro” le cose. Quando mi raccontò del suo viaggio in Africa con <a href="http://www.missionrabies.com" target="_blank">Mission Rabies</a> rimasi a bocca aperta. Io che non amo molto viaggiare ho viaggiato sulle sue parole. Mi invitò presso la sede della sua associazione (<a href="https://www.facebook.com/pages/category/Nonprofit-Organization/Lunacorre-226851717693207/" target="_blank">Lunacorre</a>) per una serata nella quale proiettava le immagini di quel viaggio e raccontava le sue sensazioni e suggestioni quasi ancestrali che lo avevano così tanto toccato. Eravamo parecchi ad ascoltarlo, e ci emozionammo tutti. Un viaggio che ci riporta alle origini, che ci fa riflette sulla possibilità drammatica di avere forse perso molto della naturalità del rapporto con il cane, nostro compagno millenario. Il suo intervento: <strong>Afri-cani: in missione contro la rabbia nei villaggi tanzaniani</strong>.</p>
<p dir="auto"><a href="https://amzn.to/3gwTBZP" target="_blank">David Morettini</a>: conosco David dal 2006, a quel tempo si stava formando professionalmente presso una scuola nella quale insegnavo, la SIUA del dottor Roberto Marchesini. Molti anni dopo mi confessò che lo ispirai a frequentare il canile e da allora è diventato un grande esperto e un professionista coi fiocchi. Siamo amici da moltissimi anni ma ci frequentiamo poco, troppo poco, a causa dei nostri molteplici impegni lavorativi, che si sovrappongono sempre. Anche se a distanza ho seguito con molto interesse il suo lavoro, i suoi progressi e le sue iniziative. Sapevo che da qualche tempo portava in giro una conferenza che aveva come <em>focus</em> il fenomeno delle “staffette”. A quel tempo, parlo del 2016, cominciavo anche io ad interessarmene – come detto – e ardevo dalla voglia di seguire un suo seminario, ma non riuscivo a far coincidere il mio calendario con il suo. Alla fine, esasperato, lo chiamai direttamente e riuscimmo ad incontrarci. Seguì puoi un mio passaggio a Firenze, di rientro da un seminario a Roma, nel quale avemmo modo di approfondire il suo lavoro e le sue considerazioni. Fu da lì che mi entrai veramente in questo tema che ancora oggi mi impegna, e che lo farà – penso – per molto tempo ancora. Riuscii ad invitarlo alla conferenza, e non fu cosa facile, ma ci lega un profondo affetto e il suo desiderio di partecipare gli fece superare gli impedimenti. La sua esposizione è quella famosa conferenza che porta in giro da anni, alla quale non avevo mai assistito di persona, ma che ormai conoscevo per filo e per segno: <strong>Cani in transito o transito di cani?<br /></strong><br /><a href="https://www.canieumani.it/home/categories/diana-letizia" target="_blank">Diana Letizia</a>: tenni una lezione presso un corso per educatori cinofili organizzato da <a href="https://www.genovabdog.it/cv-valentina-biedi" target="_blank">Valentina Biedi</a>, un’istruttrice di Genova con la quale avevo già collaborato in passato. Tra gli allievi conobbi Diana, che catturò la mia attenzione con i racconti dei suoi viaggi in Marocco, prima con <a href="https://www.genovabdog.it/cv-valentina-biedi" target="_blank">Stray Dog International Project</a>, poi in modo indipendente accompagnata dall’amica Valentina Biedi. Mentre acquisiva competenze come educatrice cinofila poteva osservare anche con occhio giornalistico esperto quello che le accadave davanti. Ero estremamente interessato ai suoi racconti, e lo sono tutt’ora. È nata anche con lei una bella amicizia, aperta, sincera e con la voglia di capire e raccontare nella piena condivisione delle esperienze, senza ombre, con schiettezza e passione palpabile. La sua professionalità ed esperienza avrebbe portato al progetto di SO DI CANE una fetta di realtà importantissima, quella del mondo dell’informazione, dei giornali, quelli veri, e degli anfratti del web che possono trarre in inganno e distorcere gli eventi per assecondare, alle volte, il bisogno delle persone di sentire, più che di sapere. Il suo intervento svela alcuni aspetti del mondo della notizia che possono essere molto utili per mantenere lucidità di fronte alle narrazioni che si affollano ovunque, che possono confonderci e farci perdere la bussola. Costruirsi un’opinione su qualcosa richiede impegno e la capacità di sapersi districare in quel mondo complesso, ma alle volte non basta, bisogna alzarsi e partire. Proprio quello che a fatto lei e volevo che venisse a raccontarcelo. Il suo intervento: <strong>Raccontare le storie di cani e umani</strong>.<br />(<a href="https://amzn.to/3gwTBZP" target="_blank">Qui un suo romanzo</a>)</p>
<p dir="auto">Tutto questo è diventato un libro che consente a chi non ha potuto partecipare a quell’evento di poter “ascoltare” le parole di queste fantastiche persone</p>
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<p dir="auto">C’è ancora una persona che voglio assolutamente citare, che è stata la spina dorsale dell’organizzazione concreta dell’evento, della conferenza, che si tenne ad Assago il 13 e 14 luglio 2019. Una persona alla quale sono molto affezionato, che sa incoraggiarmi con la sua concretezza e con la sua capacità di far fronte alle difficoltà con estrema lucidità e spirito pratico. Giulia Pracchini è una cara amica, che ha fondato <a href="https://www.milanonatura.it/" target="_blank">Milano Natura</a> e che sa coniugare il suo amore per la vita – in tutte le sue forme – e la divulgazione. Senza il suo impegno tutto questo non sarei riuscito ad organizzarlo.</p>
<p><img src="http://www.lucaspennacchio.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0773.jpg" align="middle" width="2047" height="880" class="aligncenter">
<p dir="auto">Spero che questo mio ultimo lavoro vi interessi e vi possa ispirare, e magari vi dia nuovi strumenti per potervi fare un’opinione vostra su qualcosa di grande e complesso che ci riguarda un po’ tutti quanti, noi appassionati di cani e umani.</p>
<div class="custom-html-block"><iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&amp;bc1=000000&amp;IS2=1&amp;bg1=FFFFFF&amp;fc1=000000&amp;lc1=0000FF&amp;t=lucaspennac0e-21&amp;language=it_IT&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as4&amp;m=amazon&amp;f=ifr&amp;ref=as_ss_li_til&amp;asins=B088JNWXX5&amp;linkId=5e28c49888d7532c5af2b90d78d9f677"></iframe></div>
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		<title>CONGRESSO NAZIONALE il CANE a 360°</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Dec 2017 11:25:16 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto">Negli anni, grazie al mio lavoro, mi sono trovato a confrontarmi con ricercatori delle varie facoltà di medicina veterinaria, e a discutere con loro di ricerca scientifica. Tra le altre opportunità posso certo ricorda le esperienze di Erice, <strong><a href="https://ethodogs2015ita.wordpress.com/" target="_blank">37° Workshop Internazionale: Relazioni Sociali e Competenze Cognitive nel Cane un Ponte tra Scienza ed Educazione</a> </strong>dal 16 al 21 Novembre 2015, e quella dell’anno successivo a Padova, il <strong><a href="http://www.csf2016.com/it/aboutheconference.php" target="_blank">Canine Science Forum 2016</a>.<br /></strong><br />Mi sono reso conto, parlandone con la collega Eleonora Mentaschi, direttrice della Scuola Cinofila il Mio Cane, che non vi era, salvo particolari eccezioni, dialogo tra chi si occupa di ricerca scientifica e chi potrebbe usufruirne direttamente nel suo lavoro, come per esempio educatori cinofili e istruttori, ma anche veterinari comportamentalisti e, perché no, semplici proprietari o volontari di canile… Insomma mancava la consuetudine a consultarsi vicendevolmente, cosa che – a nostro avviso – avrebbe invece fornito contributi utili ad tutti, sia ai ricercatori che agli – chiamiamoli – operatori di settore.</p>
<p dir="auto">Ecco che allora si è deciso di rafforzare quel primo “ponte” gettato a Erice e a Padova, anche a Milano, organizzando un Congresso Nazionale sul <strong>CANE a 360°</strong>, dove invitare relatori che si occupano di ricerca sul cane, un punto d’incontro dove far nascere collaborazioni e scambi di idee. (<a href="http://www.scoprireilcane.it/i-relatori/" target="_blank">Qui l’elenco dei relatori</a>)</p>
<p dir="auto">Non è una cosa facile organizzare il tutto, ma ci anima il grande interesse che la cosa sta suscitando. Sono piovute decine di mail e di iscrizioni già subito nelle prime battute di comunicazione, significa che il tema è sentito in modo trasversale.</p>
<p dir="auto">Per informazioni ed iscrizioni visita il sito <em><a href="http://www.scoprireilcane.it" target="_blank">SCOPRIRE IL CANE</a><br /></em><br />Guarda il breve spot</p>
<div class="video-container" style="clear: both; text-align: center;"><iframe width="480" height="270" src="https://www.youtube.com/embed/gctjnGtBoV8?feature=oembed" frameborder="0" gesture="media" allow="encrypted-media" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Antropocentrismo, naturalmente</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jun 2017 14:30:03 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto">L&#8217;uomo vede il mondo dal punto di vista dell&#8217;uomo. Beh, certo. Probabilmente la zanzara vede il mondo dal punto di vista della zanzara (accidenti a lei!), così come il gatto o il cane o l&#8217;elefante vedono il mondo dal loro punto di vista. Ogni specie vede il mondo così come gli serve, per la sua vita e la sua prosperità. O meglio, <strong>ogni specie vede</strong> <em><strong>del</strong> </em><strong><em>mondo</em> ciò che gli serve </strong>e nulla di più. Possiamo comprenderlo partendo dai sensi e da come questi inviino informazioni al cervello di ogni animale. Per esempio, il cervello umano è in grado di rilevare solo una piccola porzione dello spettro luminoso che attraversa la pupilla, e che sollecita la retina con i suoi coni e bastoncelli. L&#8217;uomo vede ed elabora lo spettro luminoso che gli serve per la specie animale che è. Evidentemente gli infrarossi e gli ultravioletti (per fare un esempio) non hanno rilevanza per la nostra specie, quindi, pur attraversando anch&#8217;essi la nostra pupilla, non ci sono strumenti nella retina affinché il nostro cervello li possa elaborare e registrare, in sostanza non abbiamo alcun organo di senso che consenta al nostro cervello di registrare gli infrarossi, come ad esempio posso fare i serpenti grazie a delle particolari fossette (<em>pit</em>) poste sulla testa (<a href="https://sailboatblue.wordpress.com/2012/03/30/riconoscimento-infrarossi-nei-serpente/" target="_blank">un articolo di approfondimento</a>).<br />
Ciò vale anche per quanto riguarda i suoni, gli odori, la sensibilità tattile e così via.<br />
Ecco che allora i differenti sistemi cognitivi elaborano gli input <em>rilevanti </em>ed ignorano gli altri, perciò ne consegue che ogni forma di intelligenza agisce su pacchetti di informazioni differenti per scopi differenti. Questo rende impossibile paragonare un’intelligenza all’altra dato che hanno funzionalità e scopi ben differenti.</p>
<p dir="auto">Torniamo al fatto che noi vediamo il mondo dal nostro punto di vista. Se vogliamo comprendere come gli altri animali stanno nel mondo, come agiscono e come risolvono i loro problemi per sopravvivere e trasmettere il loro patrimonio genetico alle generazioni future, se lo vogliamo <em>veramente</em>, dobbiamo compiere una difficile operazione, ossia tentare di vedere il mondo dal loro punto di vista. E come possiamo farlo? Sforzandoci di conoscerli più a fondo possibile abbandonando preconcetti e strutture percettive e cognitive propriamente nostre. In sostanza contrastando il naturale <strong>antropocentrismo</strong> che ci è proprio.<br />
Non è affatto facile, certo, ma comprendere l’altro da me diviene <em>impossibile</em> quando non faccio altro che proiettare su di lui me stesso. Vero è che, anche quando riuscissi a farlo, le cose non sarebbe molto semplici. Il parere di alcuni blasonati etologi e filosofi, come Thomas Nagel, che nel 1974 si pose il quesito:</p>
<blockquote><p>Cosa si prova ad essere un pipistrello?</p></blockquote>
<p dir="ltr">Concluse che, ahimé, non lo avrebbe mai saputo. Sostenne che <strong>non avremmo mai potuto</strong> entrare nella vita soggettiva di un’altra specie animale.<br />
Vero. Forse un giorno le cose cambieranno grazie a chissà quale diavoleria tecnologica, ma sta di fatto che oggi, se abbandoniamo certi filtri che ci rendono ciechi, pur non potendo in prima persona entrare nel mondo degli altri animali (e spesso nemmeno nel mondo di altri esseri umani) potremmo però, quel mondo, farcelo raccontare direttamente da loro. Certamente il cane in questo è la specie eletta. Quella che ci può fare da ponte, se non altro per la sua propensione a comunicare ed empatizzare con noi.</p>
<p>Facciamo qualche esempio di <strong>antropocentrismo limitante</strong>: siamo soliti applicare la struttura sociale umana agli altri animali; parliamo di Ape Regina e Ape Operaia, oppure della sovranità di un animale sugli altri, il Leone è il Re della foresta. Siamo anche soliti descrivere la relazione con i nostri cani alla stregua di una struttura militarizzata, che contempla i vari gradi di autorità e inferiorità o, ancora, applichiamo il &#8220;modello del Lavoratore&#8221; che ha dei <em>doveri</em> nei confronti del Datore di Lavoro per ottenere delle <em>ricompense</em> in cambio della fatica, che è soggetto a “punizioni&#8221; quando non è produttivo come ci si aspetterebbe, come da contratto. Ma si può dire che il border collie, quando raduna un greggie, “stia lavorando”? Intendendo per “lavoro” un’attività impegnativa che si fa in funzione di una ricompensa diversa dal lavoro stesso? Mi spiego meglio: il leone, quando caccia la zebra, sta lavorando? È certamente vero che la caccia del leone è funzionale alla sua sopravvivenza, ma siamo certi che sia paragonabile al lavoro così come ce lo figuriamo noi? Per lo più (grazie al Cielo, non è sempre così) traducibile con: Fare qualcosa che non mi andrebbe di fare ma che faccio per senso del dovere e per causa di forza maggiore?<br />
Credo di poter affermare – e me ne assumo tutte le responsabilità – che:</p>
<blockquote><p>Solo l’uomo ha il concetto di lavoro!</p></blockquote>
<p dir="auto">Il fatto è che, man mano si procede nella conoscenza degli altri animali, il piedistallo dell’uomo, come vertice evolutivo, come supremo esempio di natura, come origine di ogni facoltà “superiore”, si sgretola inesorabilmente.<br />
Quante volte si è sentito dire – o vistro scrivere – in ambito scientifico cose come:</p>
<blockquote><p>Questa caratteristica, che si attribuiva esclusivamente all’uomo, invece si è scoperta anche in questo o quell’altro animale&#8230;</p></blockquote>
<p dir="auto"><img class="alignright" src="http://www.lucaspennacchio.it/wp-content/uploads/2017/06/Libro-intelligenza_1.jpg" alt="" width="312" height="499" align="right" data-image-original-name="Libro-intelligenza_1.jpg" />E qui un lungo elenco di cose: le emozioni; prima le aveva solo l’uomo, poi si sono – ovviamente – osservate anche negli altri animali; le facoltà cognitive (discriminazione, categorizzazione, inferenza, eccetera); la consapevolezza del sé (Self Recognizing Test, o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Test_dello_specchio" target="_blank">test dello specchio</a>) attribuita esclusivamente all’uomo, dimostrata anche in molte altre specie animali (scimpanzè Bonobo, Orche, Delfini, Elefanti, Gazze Europee, eccetera) e così via.<br />
Non è mica cosa da poco riuscire a scoprire ed osservare scientificamente (seguendo cioé i dettami del Metodo Scientifico Galileano) determinate cose, anche quando sono una lapalissiana realtà.<br />
Ci sono molti testi che trattano questo interessante argomento e ne voglio citare qui uno degli ultimi che mi è capitato per le mani: <a href="https://www.amazon.it/Siamo-intelligenti-capire-lintelligenza-animali/dp/8860308364/ref=sr_1_1?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1497261109&amp;sr=1-1&amp;keywords=intelligenza+animale" target="_blank">Siamo così intelligenti da capire l&#8217;intelligenza degli animali?</a> di Franse De Waal (Raffaello Cortina Editore, 2016).<br />
Nella prima parte del testo l’autore ci accompagna indietro nel tempo agli albori dello studio del comportamento animale, fino ad arrivare alla cognizione animale, mostrando con grande chiarezza d’esposizione, quali siano state le difficoltà in ambiente accademico nel superare una visione antropocentrica lasciando campo libero all’espressione comportamentale dalla quale evincere i complessi processi cognitivi che guidano anche le altre creature. Un pensiero mi è nato leggendo quelle pagine:</p>
<blockquote><p>La scienza, spesso, deve faticare immensamente per dimostrare l’ovvio.</p></blockquote>
<p dir="ltr">Come si legge nel testo succitato e da altre considerazioni, alle volte gli animali altri-da-noi si sono dimostrati poco intelligenti a causa del fatto che noi gli si ponevano <strong><u>domande sbagliate</u> </strong>– o nel modo sbagliato – non tenendo in conto il <em>loro modo di percepire il mondo</em> e di dare rilievo a certe cose piuttosto che ad altre, semplicemente perché si dava per scontato il <strong>“nostro” punto di vista</strong>, il nostro mondo percettivo e complesso di valori.<br />
Ma cosa accade quando l’uomo si trova di fronte a sensi e percezioni che lui non possiede, come nel caso dell’ecolocalizzazione tipica di alcuni animali, per esempio dei pipistrelli e dei cetacei?<br />
Un libro, che segnò un importante svolta nel modo di studiare e conceperire il posto dell’uomo nei confronti degli altri animali, fu segnato da <strong>Donald Griffin</strong> (detto scherzosamente dai colleghi il <em>batman</em>) con il suo libro “<u>L’ANIMALE CONSAPEVOLE</u>” (1979) in cui (cito dal testo di De Wall):</p>
<blockquote><p>[l’autore, D. Griffin] lamentava dell’errata percezione che tutto nel mondo ruoti intorno a noi&#8230;</p></blockquote>
<p dir="ltr">Pare che nella storia l’uomo abbia sempre cercato di <strong>dimostrare a sé stesso</strong> di essere profondamente diverso da tutte le altre forme di vita sul pianeta; diverso e – naturalmente – <strong>superiore</strong>, tanto da considerare l’animale come indice regressivo dell’uomano. Una specie di “luogo&#8221; ove espiare i propri peccati e il proprio tormento. Divenire animali (o meglio: Bestie) assume il significato di “perdere la propria umanità” e tornare ad essere beluini, maligni e furiosi, privi di controllo e qualunque buona qualità. Tutto ciò rientra in un tema caldo, e mi azzardo a dire “cardine” del nostro tempo, ovvero la lotta all’antropocentrismo per liberare noi stessi da freni e barriere culturali e vivere il fascino della vita in quanto tale.<br />
A tal proposito cito <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/441332/intervista-al-prof-roberto-marchesini-sul-concetto-di-intelligenza-animale-e" target="_blank">qui un’interessante intervista</a> al prof. Roberto Marchesini, riconosciuto tra i maggiori filosofi dell’etologia, autore di un grande numero di saggi, tra i quali ricordo &#8220;<a href="https://www.ibs.it/post-human-verso-nuovi-modelli-libro-roberto-marchesini/e/9788833913797" target="_blank">POST-HUMAN. Verso nuovi modelli di esistenza.</a>” Edito da Bollati Boringhieri (2002) e il più recente “<a href="https://www.ibs.it/intelligenze-plurime-manuale-di-scienze-libro-roberto-marchesini/e/9788883724435?inventoryId=54274731" target="_blank">INTELLIGENZE PLURIME</a>”, Oasi Alberto Perdisa Editore (2008)</p>
<p dir="ltr">Ora, l’argomento è estremamente interessante e potremmo continuare a parlarne all’infinito, ma quello che mi ha sollecitato questo articolo è stato un pezzo riportato sulla Repubblica di un paio di giorni fa, dal titolo “<a href="http://www.repubblica.it/scienze/2017/06/10/news/_caro_padrone_sei_proprio_ingiusto_cosi_i_cani_riconoscono_i_torti_subiti-167769393/" target="_blank">CARO PADRONE SEI PROPRIO INGIUSTO”. COSÍ I CANI RICONOSCONO I TORTI SUBITI</a>, a firma di Emilio Vitaliano.</p>
<div style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img class="aligncenter" src="http://www.lucaspennacchio.it/wp-content/uploads/2017/06/FullSizeRender_4.jpg" alt="" width="1000" height="1333" align="middle" data-image-original-name="FullSizeRender_4.jpg" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;intero articolo apparso il 10 Giugno 2017 su La Repubblica</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Dell’articolo mi hanno colpito un paio di cose di cui vorrei fare menzione e sulle quali spendere brevi considerazioni.<br />
In particolare due affermazioni hanno catturato la mia attenzione, al di là della notizia in sé, sulla quale si potrebbe dibattere molto, ma non prima di aver letto la ricerca vera e propria e non solamente l’articolo riportato da un giornalista, pur bravo e attendibile che sia, che per necessaria brevità ha certamente dovuto operare delle scelte riferendo il cuore della notizia le cui sfumature però, se si parla di scienza, vanno certamente approfondite.</p>
<p dir="ltr">Eccoci di nuovo, il preconcetto:</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.lucaspennacchio.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG_07714.jpg" alt="" width="1000" height="813" align="middle" /></p>
<blockquote><p>Finora si riteneva che il forte senso di giustizia dei cani derivasse dalla loro millenaria coabitazione con gli umani.</p></blockquote>
<p dir="ltr">Ma certo! E come, se non dagli umani, i cani avrebbero potuto maturare un “<strong>forte senso di giustizia</strong>”? Impensabile che altre specie sociali possano sviluppare – in milioni di anni di storia evoluzionistica – l’altruismo e il senso del giusto e dello sbagliato, e quindi provare emozioni come il disappunto e, addirittura, la rabbia per un torto se non apprendendolo dagli ultimi arrivati sul pianeta, ovvero dagli esseri umani? Aspettavano tutti quanti noi per imparare a convivere…<br />
Ma ecco la chicca, che ci vuole sempre per mettere le mani avanti, prima di commettere un cataclismico errore di valutazione:</p>
<blockquote><p>&#8220;Non so se si può parlare di senso di giustizia nei cani, significherebbe attribuire agli animali sensazioni e valori tipici degli esseri umani» spiega <strong>Luigi Boitani</strong>, zoologo presso l’Università La Sapienza di Roma e grande studioso di lupi.</p></blockquote>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.lucaspennacchio.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG_07715.jpg" alt="" width="1000" height="726" align="middle" /></p>
<p dir="ltr">Come leggiamo questa affermazione riportata dal giornalista (si spera fedelmente) del ben noto studioso Luigi Boitani?<br />
Egli mette l’accento sul fatto che si può commettere l’errore di attribuire qualità (o difetti) tipicamente umani anche agli altri animali, ossia avverte del possibile errore di antropocentrismo.<br />
Si è dunque portati alla cautela per evitare di fraintendere quanto affermato nella ricerca (che però non ho ancora letto dalla fonte, come detto, e cercherò in questi giorni di reperire il testo in originale per eliminare il rischio dell’interpretazione errata o “creativa” dell’autore dell’articolo).<br />
<strong>Ma, attenzione!</strong><br />
Questa affermazione significa che ai cani non vanno attribuite caratteristiche umane superiori per le quali <em><strong>non possono essere dotati</strong></em> in quanto specie “inferiore” all’uomo? Oppure significa che la prospettiva del cane sul mondo è talmente differente dalla nostra che forse, per certi comportamenti ed atteggiamenti, non è possibile fare una comparazione con gli stessi prodotti da una specie molto differente, quale è la nostra?</p>
<p dir="ltr">Credo che si dovrebbero abbandonare certe reticenze e affrontare l’indagine sulla conoscenza della vita e delle sue infinite manifestazioni liberi da preconcetti, paure e arcaici costrutti culturali che altro non fanno che creare impedimenti.<br />
Non esisteno specie superiori e specie inferiori.<br />
L’uomo è una delle tante forme di vita animale di questo pianeta ed è dotato di grande curiosità, il quale dovrebbe abbandonare l’arroganza e l’auto-compiacimento finalizzati al giustificare tutte le nefandezze di cui lui (e solo lui) è capace nei confronti degli altri da sé.</p>
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		<pubDate>Sat, 27 May 2017 21:57:27 +0000</pubDate>
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