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	<title>Luca Spennacchio &#187; work</title>
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	<description>Fotografo, blogger e , studioso di zooantropologia applicata alla pet pherapy, alla didattica , alla pet ownership e alla pet partnership.</description>
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		<title>LE OPINIONI E LE EMOZIONI (quarta parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2015 10:42:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dovere; Sacrificio; Colpa&#8230; Un giorno un amico, mentre si parlava di cani, uomini e società, non ricordo per quali vie traverse di quel discorso mi racconta un fatto che mi è rimasto impresso nella mente. Fatto che poi ho elaborato rimestando altre riflessioni passate e che fu stimolo per quelle future. «Ebbene, tutto triste, quell&#8217;uomo [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dovere</strong>; Sacrificio; Colpa&#8230;</p>
<p>Un giorno un amico, mentre si parlava di cani, uomini e società, non ricordo per quali vie traverse di quel discorso mi racconta un fatto che mi è rimasto impresso nella mente. Fatto che poi ho elaborato rimestando altre riflessioni passate e che fu stimolo per quelle future.</p>
<p>«Ebbene, tutto triste, quell&#8217;uomo mi dice: &#8220;Sono andato in pensione da un anno. All&#8217;inizio pensavo che finalmente avrei potuto godermi la vita, poi invece è arrivata la noia. Mi stufo tantissimo a non aver nulla da fare tutto il giorno e pensare che per tutta la vita [lavorativa], 35 anni, sai che cosa ho fatto? Ho avvitato piedini di frigoriferi in catena di montaggio. E adesso che sono a casa tutto il giorno, be&#8217;, mi manca&#8230;»</p>
<p><em>Il lavoro è lavoro!</em></p>
<p><em>Il lavoro nobilita l&#8217;uomo!</em></p>
<p><em>Il lavoro si deve fare!</em></p>
<p>Difficilmente si potrebbe obbiettare a queste cose. Tutti concordano su questo, o almeno la maggior parte delle persone. Ma cos&#8217;è il lavoro? Cosa si intende?</p>
<p>È diverso considerare per &#8220;lavoro&#8221; l&#8217;operosità dell&#8217;uomo oppure un dovere che richiede sacrificio. Il secondo caso va inteso come attività che si farebbe a meno di fare ma che si è obbligati a fare. Mi sono soffermato su questa riflessione, sul senso del dovere e l&#8217;ho fatto studiando e osservando i cani mentre fanno le loro cose, sia da soli che con le persone.</p>
<p>Il tema è saltato fuori quando ho inteso che per le persone vi è una distinzione netta tra &#8220;gioco&#8221; e &#8220;lavoro&#8221; quando si parlava di cani. Solitamente sentivo dire al cane: &#8220;Libero! Vai a giocare!&#8221; in contrapposizione a &#8220;Vieni qui! Adesso lavoriamo un po&#8217;!&#8221;</p>
<p>La prima affermazione, l&#8217;invito ad andare a giocare, era intesa come &#8220;Vai a fare quello che vuoi, sei libero dal lavoro&#8221;, la seconda &#8220;Adesso è tempo di impegnarsi e stare seri, devi obbedire a prescindere dal fatto che tu abbia voglia o meno di farlo!&#8221;</p>
<p><em>Nella vita non si può sempre fare ciò che si vuole!</em></p>
<p>Pensando a queste cose mi sono chiesto se abbia senso parlare di &#8220;Senso del Dovere&#8221; in relazione al cane; per poi chiedermi la stessa cosa in merito agli altri animali non umani. Ho pensato alle varie attività nelle quali solitamente i cani sono coinvolti dall&#8217;uomo, diciamo pure a livello lavorativo, per esempio: Un border collie che raduna un gregge di pecore, lo fa perché deve o perché vuole?  Un pointer che fiuta e va a caccia? Un maremmano che protegge il gregge? Un Labrador che recupera qualcosa in uno specchio d&#8217;acqua?</p>
<p>Un leone, quando caccia una gazzella, farebbe volentieri a meno di farlo?</p>
<p>Avvitare piedini dei frigoriferi per una vita intera è paragonabile ad una qualunque di queste attività e ciò che le motiva?</p>
<p>Il cervello umano, la cosa che probabilmente ci caratterizza in assoluto, la nostra dote peculiari, se paragonata alle doti delle altre forme di vita, verso cosa ci muove? Il suo potenziale quasi infinito può trovare appagamento in un&#8217;attività così ripetitiva e, francamente, poco entusiasmante? Come è possibile mettere una delle creature più complesse del pianeta da un punto di vista cognitivo, quale è l&#8217;<em>Homo sapiens sapiens,</em> a fare una cosa del genere per così lungo tempo? Oltretutto in modo volontario, senza la necessità di costringerlo per esempio con la forza?</p>
<p>In cambio c&#8217;è il denaro. Poco, per un&#8217;attività come fare l&#8217;operaio in catena di montaggio, ma sufficiente per sopravvivere &#8211; o quasi, visti i tempi che corrono. La sopravvivenza è dunque il centro della questione? Eppure quella persona, e molti come lui, una volta liberato definitivamente dall&#8217;impegno non sembra essere più felice e appagato. Penso allora al leone di cui sopra, ma non quello libero nella savana che si procura di che sopravvivere tra mille difficoltà, ma a quello rinchiuso in una gabbia allo zoo: È più felice?</p>
<p>In fondo non ha bisogno di fare nulla per procurarsi &#8220;la gazzella&#8221;. Gli viene servita bell&#8217;e pronta. La sopravvivenza gli è garantita dal lavoro di altri. Se fosse la sopravvivenza il tema centrale allora tutti si dovrebbe auspicare una prigione dorata nella quale starsene in panciolle tutto il giorno senza far nulla di nulla ed essere serviti, sprofondando inesorabilmente nell&#8217;inedia&#8230;</p>
<p>Quello che farebbe un leone, una gazzella, un ragno, un&#8217;ape, una mosca, un licaone, un avvoltoio, uno scimpanzé, eccetera nel suo ambiente naturale se libero di agire, grosso modo, lo so. E l&#8217;uomo? Cosa farebbe?</p>
<p>Cosa ci dà piacere? Cosa abbiamo veramente voglia di fare? Cosa faremmo se fossimo liberi dal giogo del lavoro? Come impiegheremmo quei miliardi di miliardi di sinapsi di cui andiamo così tanto orgogliosi?</p>
<p>Chiediamoci: Io, cosa farei, veramente?</p>
<p>(to be continue&#8230;)</p>
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		<title>La qualità della vita e del lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 11:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>È assolutamente indispensabile la presenza fisica sul posto di lavoro? Alle volte sì, certo dipende dal lavoro. Sono comunque dell&#8217;idea che il futuro, soprattutto nel nostro paese, che secondo me mostra di avere una mentalità molto retrograda in merito, sarà molto diverso da come è ora. Ne riflettevo con una amica proprio oggi. Quando mi [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È assolutamente indispensabile la presenza fisica sul posto di lavoro?</p>
<div>Alle volte sì, certo dipende dal lavoro.</div>
<div>Sono comunque dell&#8217;idea che il futuro, soprattutto nel nostro paese, che secondo me mostra di avere una mentalità molto retrograda in merito, sarà molto diverso da come è ora. Ne riflettevo con una amica proprio oggi.</div>
<div>Quando mi trovo imbottigliato sulla Milano Venezia la mattina, alla barriera &#8211; che per inciso andrebbe riprogettata perché rappresenta un infernale imbuto &#8211; mi guardo attorno, nelle auto vedo persone che attendono, anche ore, per fare pochi chilometri.</div>
<div>Molti, ne sono certo, raggiungono il posto di lavoro, accendono un computer alla loro scrivania e lavorano. Potrebbero starsene a casa e fare lo stesso, con il loro PC. Ci sono tecnologie, anche gratuite, come per esempio Skype, che consentono di comunicare con chiunque in tempo reale anche dall&#8217;altra parte del pianeta. Penso che molta parte dello stipendio di una persona che tutti i giorni si deve spostare per andare a fare un lavoro che potrebbe benissimo fare da casa va esclusivamente a coprire spese che potrebbero essere risparmiate, sopratutto se la zona dove vive rende difficile utilizzare i mezzi pubblici. Per non parlare poi del tempo trascorso per il viaggio, lo stress del traffico, eccetera.</div>
<div>Ci penso oggi che sto scrivendo per completare un libro che darò alla stampa tra pochi mesi. Penso che la mia condizione ha una marea di svantaggi in quanto sono un libero professionista che deve cercare di cavarsela in un paese che ha una pressione fiscale assurda e che, per quelli come me che fanno parte del popolo delle partite iva, è pressoché insostenibile, ma ha anche dei vantaggi come la libertà di poter passare una giornata lavorativa, o meglio &#8220;produttiva&#8221;, in un posto come questo, sulle rive del fiume Adda, in un baretto che ha la connessione wi-fi gratuita (come molti altri, ormai), in una giornata stupenda. Certo, tutto questo, per me, significa nessuna garanzia, la malattia non pagata, la necessità di saper usare il tempo al meglio perché nessuno mi paga quando messaggio su Facebook o quando faccio una pausa caffè, perché non ho la tredicesima o l&#8217;infortunio, perché portare a casa 1000 euro al mese netti è praticamente impossibile&#8230; Ma chi ha uno stipendio fisso, e non ha la necessità fisica di stare sul posto di lavoro perché comunque lavora su un terminale, che potrebbe benissimo fare le conferenze in Skype o chi per lui, potendo dimezzare le sue spese e vivere maggiormente la sua casa, o luoghi vicino belli come questo dove mi trovo ora, ma perché non farlo?</div>
<div>Pensiamo solo al miglioramento della qualità della vita, al minor inquinamento, allo stress e al maggior valore che acquisterebbe lo stipendio&#8230;Ma no, mi sono sentito dire che, anche se in effetti il lavoro che si svolge potrebbe essere fatto ovunque, basterebbe solo una connessione ad internet &#8211; cosa che al giorno d&#8217;oggi non rappresenta certo un problema anche nel nostro paese &#8211; devi essere presente al lavoro, il &#8220;Capo&#8221; ti deve vedere lì, seduto alla tua scrivania, magari che cazzeggi su un qualche Social Network, ma comunque lì, a timbrare il cartellino, quasi non conta se sei veramente produttivo o sei un imboscato perditempo, cioè non sempre conta la qualità del tuo lavoro, basta che sei puntuale. E quindi, anche se sei meritevole, non sempre ti viene dato merito per questo. E anche qui c&#8217;è il suo costo in frustrazione personale, ovviamente.</div>
<div>Credo che ciò che si chiama telelavoro sia l&#8217;unico futuro possibile per il mondo del lavoro e che anche nel nostro paese, ancora legato al &#8220;Sciur padrun dalle belle braghe bianche&#8221;, presto diverrà una realtà comune e diffusa. Ci saranno delle sacche di resistenza al cambiamento, certo, ci sono sempre, ma tutto ciò avverrà, soprattutto quando veramente si capirà che &#8220;si dovrebbe lavorare per vivere e non vivere per lavorare&#8221;, cioè quando veramente al primo posto ci sarà la qualità della vita di una persona &#8211; che non ha molto a che fare con la ricchezza individuale -, quando i soldi torneranno a rappresentare un mezzo e non uno scopo per vivere, ecco che scelte come il telelavoro &#8211; e chissà che altro ci sarà in futuro &#8211; saranno cose normali e condivise, anche in un paese così culturalmente arretrato in merito al lavoro come spesso è il nostro. La tecnologia per il cambiamento radicale e totale c&#8217;é da anni, si potrebbe fare domani, se solo lo si volesse veramente&#8230;Qui un <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1281892926093.2039570.1193172983&amp;type=1&amp;l=5f5ec48f56" target="_blank">album di foto</a> del posto in cui mi trovo ora a scrivere e lavorare&#8230; e qui sotto un timelapse realizzato nello stesso luogo&#8230;</p>
</div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both;"></div>
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